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Living, Studying and Working in Italy

28 May

Subtitled: “Everything You Need to Know to Fulfill Your Dreams of Living Abroad”

This is the second time I’ll be moving to Italy. The first was in 2001, back when I was so incredibly naive I won’t even go into it. No question could possibly be as silly as half of the things I believed about Italy before I went. (Shelley over email in 1998 to Matteo, her first friend in Italy: “Do you have Christmas in Italy?” Matteo: “Yes, Shelley, we have Jesus in Italy too.” *hangs head in ignorant, ugly-American shame*) That’s probably the worst example. Just to show you–see? And you thought YOU were naive! Ha! I beg to differ!

Anyhoo, I need to seriously throw a big time expat shout-out (do people still do “shout outs” or am I so 1990s here?) to the two women who I considered my expat goddesses, in the era before Internet, before Facebook, and pretty much at the dawn of cell phones. Monica Larner and Travis Neighbor. Oh, how I envied them, fantasized about having their lives, and pored over their expat bible until I wore out the binding. The first edition of their book, from 1998, is the title of this post.

Thank you my dear Monica and dear Travis for guiding me through the treacherous vicoli di Roma for an expat.

I remember this book talking about how to make an international phone call on the old Telecom pay phones. It talked about things that stand the test of time, like when a creepy guy tries to hit on you on the street, say “Sto aspettando il mio ragazzo.” (This line came in handy more than once!)

I don’t even know where my copy of this book is now. I feel really blessed to say that after seven years of living in Rome, and now knowing that I’m going back for good, I don’t need my copy anymore, but it kind of makes me happy to know that we expats got by on quite a bit less even just 10 years ago. That book, my Italian dictionary, and a whole heck of a lot of naivety.

Living, Studying and Working in Italy: Everything You Need to Know to Live La Dolce Vita

***
Questa volta e’ la seconda volta che mi trasferisco in Italia. La prima volta fu (passato remoto! woooo!!!!!) in 2001, quando ero cosi’ maledettamente ingenua che non vi posso neanche dire. Nessuna domanda che qualcuno potesse fare sull’Italia potrebbe essere cosi’ ridicola quanto la meta’ delle cose che io credevo e pensavo sull’Italia prima di trasferirmi. (Shelley, via email in 1998 a Matteo, il suo primo amico in Italia: “Ma voi avete Natale in Italia?” Matteo: “Si’ Shelley, abbiamo Gesu’ anche in Italia.” *lei abassa la testa in uno stato di vergogna profonda del tipico americano ignorantone e chiede perdono a tutti i lettori*) Probabilmente quello e’ l’esempio peggiore. A meno che non consideri peggio “non so che lato della strada devo aspettare l’autobus” o “non so che fare con una pizza che non mi arriva a tavola gia’ tagliata” — cosi’, giusto per darvi delle opzioni. E anche generosamente per farvi vedere. Vedete? Avete visto? Giusto quando pensavate che non poteva esistere una persona cosi’ ignorante–eccomi qui! Comunque, dopo anni e anni di aver beccato delle battute romane, vi dico con tanto orgoglio che adesso come adesso posso muovermi nella cultura romana con la scioltezza di una certa Polverini. Brividi! Lasciamo perdere.

Insomma, volevo seriamente ringraziare due donne meravigliose che nel 2001 mi hanno guidato con una specie di bibbia per ragazzine ingenue come me, questo libro loro, nella prima edizione di 1998 in cui, prima di roba tipo Internet, Facebook, ecc., spiegavano con autorieta’ come fare una chiamata internazionale da un telefono pubblico Telecom (vi ho detto che era una specie di bibbia!). E davano consigli da sorella maggiore con delle frasi prefatte in italiano del tipo, “Se un tipo viscido ci prova con te per strada, basta che gli dici ‘Sto aspettando il mio ragazzo!’ E se non funziona, allora dici “Vattene!” (vedi che era un manuale fatta anche per la Polverini?) A dirvi la verita’, ho utilizzato quella frase anche due mesi fa quando stavo a Roma, nonostante il fatto che avevo pure la fede. Si vede che come noi diciamo in inglese, old habits die hard, e con un instinto preso da questo libro mitico, subito mi e’ venuto da dire — “Aspetto il mio ragazzo” — e infatti se n’e’ andato subito! Parole magiche!

Ora non so nemmeno *’n do sta ‘sto ca#&$ di libro* (metto le asterische per indicarvi che io mi rendo conto quando parlo in romanesco, a differenza della Polverini). Ma mi sento contenta di pensare che non importa, perche’ ora, dopo sette anni vissuti a Roma e con una vita a Roma davanti, non mi serve piu’. Mi fa felice pensare comunque poi che 10 anni fa, senza Facebook, iPhone, iPod, iTutto, ragazze americane avventurose come me sopravvivevono con solo un libro, un vocabolario italiano, e tanta, ma vi dico proprio tanta, ingenuita’.

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